21 febbraio 2020: aprendo un qualsiasi sito di news, abbiamo visto rimbalzare ovunque le notizie flash che riportavano il primo caso accertato di Covid-19 in Italia.

Da quel giorno, il nostro Paese (e di lì a poco, anche il resto del mondo) è stato investito da una pandemia che ha riempito le nostre giornate di preoccupazioni, allarmi, bollettini, numeri, statistiche, oltre a quel mostro nero e insidioso chiamato isolamento sociale. Ma se nei decreti e nei regolamenti sono stati nominati adulti, lavoratori, anziani e bambini, ci sono poi i grandi assenti, quella categoria il cui nome basta a far tremare le vene ai polsi di molti adulti: gli adolescenti.

Proprio loro, che nell’immaginario dell’adulto sono spesso visti come figli e studenti terribili, ribelli, privi di valori, protagonisti delle pagine di cronaca, debosciati, egocentrici, vulnerabili e volubili. Eppure nel silenzio di chi non ne ha parlato, tra le parole non dette e non raccontate, sono proprio loro ad aver dimostrato un senso di responsabilità e maturità esemplari.

Molti adulti hanno dato voce al malcontento: resto a casa, no esco, no la mascherina, si ma costa troppo, ma hanno chiuso il mio bar preferito, e questi politici non mi controlleranno mai, ma quanto ci mette ad arrivare la spesa online?

A rimanere in silenzio sono stati loro, gli adolescenti, quelli che fino a pochi giorni prima non potevano vivere senza la loro gang, loro che amavano tanto fare gruppo, ragazzi sportivi o dai molti interessi, che non pensavano mai di poter stare senza i loro amici o le loro bff, best friend forever.

Gli esperti di pedagogia e psicologia hanno da subito lanciato un allarme: questo lockdown avrà effetti molto profondi e duraturi, specialmente per chi è in una fase della vita così delicata, alla ricerca di un equilibrio tra l’infanzia e l’età adulta. Ragazzi che cercano di trovare la propria identità, in bilico tra la voglia di indipendenza dall’adulto e il bisogno di avere punti di riferimento stabili, si sono trovati nel giro di pochi giorni rinchiusi nelle loro camerette, davanti allo schermo di uno smartphone come unica finestra sul mondo esterno, scuola compresa.

L’isolamento forzato ha di fatto congelato tutto questo, costringendoli alla convivenza forzata h24 con i genitori. O forse sono i genitori ad essere andati in crisi perché non più in grado di capirli, di gestirli, di guidarli?

Grazie alla tecnologia e a internet, molti di questi ragazzi nativi digitali hanno trovato il modo di rimanere in contatto con gli amici, con gli insegnanti, con i compagni di squadra; hanno dovuto rinunciare a una libertà sconfinata che veniva loro concessa, ma in cambio hanno scoperto nuovi interessi, nuove finestre sul mondo, nuovi modi per dare voce alle proprie domande e ai propri interessi.

Molti di loro, purtroppo, sono stati costretti ad affrontare di petto molte questioni per le quali, prima della pandemia, avevano il supporto di adulti al di fuori del proprio nucleo familiare. Ci sono ragazzi che vivono quotidianamente in situazioni familiari difficili, segnate da conflitti e aggressività, ma anche disturbi alimentari, momenti di depressione, fragilità psicologiche.

La volontà di rimanere al fianco degli adolescenti durante questa emergenza non significa solo rispondere ai loro bisogni, ma anche riconoscere loro il merito di aver accettato tutte le condizioni fondamentali per far fronte a questo periodo difficile, sfruttando al meglio le risorse a disposizione.

E adesso che inizia la fase 2, non possiamo che continuare ad avere nel cuore questa fascia di età così meravigliosamente complessa, fragile e piena di sorprese; quando ritorneremo alla nostra amata normalità, non dimentichiamoci mai di questi ragazzi.

Adolescenti: non dimentichiamoci di loro

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